54 PANTOFOLE

Se le opere d’arte comunicano messaggi a chi le guarda, in questo caso esse sono diventate anche un dono per coloro che sentono di poterne trarre beneficio.
Si tratta di 54 pantofole, appese in vari punti della stazione di Bologna, che devono attrarre l’attenzione di chi vuole impossessarsene. Chi oserà dare il via a questo possesso, a questo piccolo “furto”, renderà evidente che la stazione non è solo un luogo di passaggio, ma anche una sorta di casa nella quale fermarsi.
La stazione è prima di tutto uno spazio, adibito a partenze ed arrivi di treni pieni di persone e di oggetti: poi luogo in cui si fermano persone che non sanno dove andare e che non sanno più da dove sono venute. Nella frenesia del viaggio pochi hanno il tempo di accorgersi di coloro che fanno abuso di permanenza nei tunnel sotterranei di raccordo tra i binari, nelle sale d'attesa, sulle panchine dei binari o nelle carrozze abbandonate di vecchi treni. Questi destini arenati stridono insieme agli sciami di viaggiatori nevrotici. Questo luogo trasmette dunque instabilità e le persone con le loro fughe ci disorientano, perdendo cosi il senso di uno spazio chiuso, raccolto, protetto, fatto di mura, di sicurezza, di pace, come lo è una casa.
Solo soffermandoci, abitandolo, vivendolo, il nostro pensiero riesce a farlo suo ed a sentirlo come stabile.

Cammino con le mie pantofole lungo le banchine, i sottopassaggi, i saloni e le sale d’attesa per un giorno ed installo le mie 54 pantofole, ricamate di fotografie ricordo, disegni, oggetti familiari, frasi rassicuranti rivolte a chi vive dentro la stazione.

Lo scopo è di non ritrovare più le pantofole e che esse trasmettano con i loro messaggi protezione e conforto per i viaggi mentali e solitari di chi ha “deciso” di fermarsi e di non possedere nulla, nemmeno gli oggetti ricordo della propria esistenza.

Le pantofole sono il luogo dove il corpo si ferma.